sabato 26 febbraio 2011

Un tesoro nella rete - puntata 2

I ragazzi sono viziati, perché gli abbiamo insegnato a sognare cose piccole, da soddisfare con il portafoglio. Proprio loro, insoddisfatti, ci salveranno dai vizi che abbiamo loro trasmesso.

 
ed io ne voglio succhiare il midollo. 


Ci appelliamo infine ai ragazzi, ai giovani, ai genitori, agli anziani e ai nonni, agli educatori, alle autorità pubbliche perché vi sia una vera e propria insurrezione pacifica contro i mass media, che ai nostri giovani come unico orizzonte propongono il consumismo di massa, il disprezzo dei più deboli e della cultura, l’amnesia genera-lizzata e la competizione a oltranza di tutti contro tutti.

Forse la soluzione migliore è proprio quella di non fare nessuna scelta, seguire più fonti e "tenere acceso il cervello".

martedì 15 febbraio 2011

Quante ali ha una vespa?


Quante ali ha una vespa?  L’ho chiesto stamattina a Samuele (mio figlio, 6 anni), lui mi ha guardato con il sorriso di chi sa e, annuendo, ha risposto: quattro.
Vespula sp.
Con questo ho verificato che qualcosa è rimasto catturato dai neuroni del cucciolo. Avrei potuto chiedergli anche quanti articoli ha il tarso della vespa, oppure cos’è il peziolo, ma non me la sono sentita.

Altra domanda: se trovate in casa un insetto morto, cosa ne fate? Se siete tra quelli che prendono l’aspirapolvere e eliminano l’insetto con una smorfia, peggio per voi. Io lo raccolgo con delicatezza, lo guardo da vicino e, se non è troppo malridotto, lo conservo. Sono strano, lo so.

In questi giorni tutta la famiglia è chiusa in casa nel tentativo di smaltire l’influenza più carognesca che io ricordi. Ieri, però, sono riuscito a emergere dallo stato vegetativo e ho proposto un “esperimento” al mio piccolo erede – che è stato il primo ad ammalarsi e, dopo avere sparso il contagio, è ormai guarito –.
Abbiamo preso la lente, la Guida degli insetti d’Europa di Michael Chinery e uno dei miei insetti morti.
Così il piccolo è stato iniziato ai segreti delle chiavi dicotomiche.

« Insetti con ali o senza? » chiedo.
« Ali! ».
« Un paio di ali o due? ».
« Uno».
« Siamo sicuri? ».
Guardiamo con la lente e saltano fuori due piccole alette, nascoste dietro quelle grandi.
« Due paia! ».
Andiamo avanti senza intoppi fino all’ordine: Hymenoptera. Imenotteri, per i nomi latini aspettiamo ancora un po’. Poi proseguiamo verso il sottordine, la superfamiglia, la famiglia. Le difficoltà aumentano ma noi teniamo duro e, prima di arrenderci, arriviamo al genere: Vespula. È una vespa.

Conops quadrifasciata (fonte)
Samuele mi guarda. Sta pensando: tutta ‘sta fatica per scoprire quello che sapevamo già? Annuisco e domando: quante ali? Lui sorride: quattro!
Per la prossima volta tengo in serbo una piccola Conops quadrifasciata, che sembra una vespa ma è un dittero, altro ordine, addirittura.  Aspetto di vedere gli occhi di Samuele: insetti che si travestono da altri insetti?!


Per adesso lasciamo le chiavi dicotomiche. Prendiamo un frammento d’ala della vespa, lo mettiamo su un vetrino e guardiamo com’è al microscopio. C’è ancora da meravigliarsi: ma quanti peli hanno le ali di una vespa?

C’è un tesoro in ogni dove, piccolo. Tienilo in mente.

Scattiamo qualche foto, ma a riguardarle non rendono abbastanza. Certo, abbiamo un microscopio da quattro soldi e una videocamera da due lire, ma il fatto è che la meraviglia non sta tanto nell’immagine, sta nella scoperta diretta.
Pensateci, la prossima volta che eliminate un insetto con l’aspirapolvere.

        

sabato 12 febbraio 2011

Un tesoro nella rete - puntata 1

Aggiornare il blog una volta al mese non è un buon modo per mantenerlo in salute, lo so. Qualcuno mi ha chiesto di darmi più da fare. Io ci proverò, ma non garantisco. Uno dei motivi che mi impediscono di pubblicare più spesso è che tendo a perdermi nella rete, passo (troppo) tempo a leggere, guardare, ascoltare. Poi, quando mi decido a scrivere, c'è subito qualcos'altro da fare: dormire, ad esempio, ogni tanto è necessario.
Così ho avuto una pensata (non molto originale, a essere onesti): di tanto in tanto scriverò un post veloce con qualcuna delle cose interessanti che ho scovato. Lo fanno in tanti, lo posso fare anch'io, mi sono detto. Il fatto è che in internet c'è tanta spazzatura, ma basta saper cercare e si trova davvero Un tesoro nella rete. E così ho trovato anche il titolo per questa specie di rubrica.
Solo un paio di avvertenze:
  1. In questo blog, stringi stringi, si parla di scienze, matematica e scuola. Nei collegamenti a pagine esterne seguirò lo stesso criterio, ma in maniera molto meno vincolante. Un po’ di divagazioni fanno bene.
  2. Non è un appuntamento settimanale, non è mensile. È un appuntamento con periodicità casuale. Diciamo che comincio a mettere qualche link, poi vediamo come va.
  3. I collegamenti saranno perlopiù ad altri blog. Per ognuno riporterò  il nome del blog, il titolo del post in questione e una breve citazione, giusto per dare un’idea. (Poi magari un mio commentino qua e là.)
Pronti, via.

Un inno bellissimo sull'evoluzione, che dovrebbe essere insegnata in tutte le scuole del mondo!

Ora la domanda cui gli scienziati cercheranno di dare risposta è: cosa mai ci staranno a fare tutto il giorno questi batteri nel nostro ombelico? :-) 



Io non lo so se credo in Dio. Soprattutto non so come chiamare quello in cui credo, ammesso che si tratti di Dio. So che in certi momenti (e quando ero una ragazzina mi accadeva molto più spesso) avverto la pienezza della vita con un'intensità quasi dolorosa. Vorrei dare un nome a quegli istanti e non riesco.

[...] non è facile trovare un filo unico che colleghi tutti i post, ma questo è il bello di un Carnevale: magari non lo trovo io, o quello che mi sembra di intravedere è sottile come un flagello batterico, ma i lettori riescono a farsi un'idea più chiara della biologia leggendo i blog partecipanti.

Oh, a proposito, oggi è il 12 febbraio: buon Darwin Day a tutti!

Clever Hans, uno che contava

Hans e Von Osten (fonte)
Kluge Hans, lui sì, era uno che contava! Mica per niente lo hanno chiamato Kluge Hans, Anselmo l'Intelligente (Clever Hans, per gli inglesi). Anzi, diventò famoso proprio perché contava.
La storia è questa: alla fine del ‘800, un ex professore di matematica, ­ ­­­Wilhelm Von Osten, decide di insegnare i rudimenti del calcolo al proprio cavallo. Viene da pensare che sia un insegnante molto appassionato. Oppure che abbia una scarsa considerazione dei suoi studenti: deve essere convinto che, se è riuscito ad insegnare ogni giorno a quegli asini dei suoi scolari, riuscirà ancora meglio con un cavallo.

Il cavallo in questione è Hans e sembra davvero imparare a far di conto.
Von Osten stesso è stupito. Piazze intere di persone lo sono ancora di più quando le abilità del cavallo vengono mostrate in pubblico. Il professore fa una domanda – “quanto fa 4 più 3?” – l’allievo equino la capisce (già questo potrebbe meravigliare) e risponde battendo sette colpi con uno zoccolo.
Sembra di vederlo, Von Osten, che annuisce soddisfatto e pensa “questo cavallo mi dà più soddisfazioni dei miei studenti al ginnasio”.

Kluge Hans sul Berliner Morgenpost del 13 agosto 1904 (fonte)
Le abilità matematiche di Anselmo l’Intelligente attirano le attenzioni, oltre che del pubblico, degli scienziati. Almeno una dozzina di studiosi esamina il caso. I risultati sono sempre più sorprendenti: non c’è trucco, non c’è inganno, dicono.
Von Osten non è un truffatore, tanto è vero che Hans risponde bene anche senza il padrone. Ma un “trucco” c’è.
Se ne accorge Oskar Pfungs, un ricercatore più scettico degli altri. Le sue verifiche, più rigorose e un po’ più ingegnose delle precedenti, mostrano che, se non può vedere l’uomo che gli pone le domande, il cavallo non riesce a rispondere correttamente. Lo stesso capita se l’uomo stesso non conosce le risposte.
Ne viene fuori che Hans non sa le risposte, le copia dal vicino di banco, per così dire. Cioè: ha una grande abilità nel percepire piccoli movimenti involontari da parte dell’uomo che fa le domande. Cambiare posizione del corpo, piegare un po’ la testa o anche solo tendere i muscoli, suggerisce al cavallo quando cominciare a battere con lo zoccolo e quando fermarsi.

Hans l’Intelligente, in fin dei conti, non sapeva fare i conti. Ma di certo era molto attento a quello che gli diceva l’insegnante, tanto attento da capire perfino quello che l’insegnante non voleva dirgli.

Ora, a me non piacciono molto le storie “con la morale” , e ancora meno mi piacciono quelli che cercano di spiegarmi la morale, che è un po’ come spiegare le barzellette. La storia del cavallo bravo in matematica, di morali ne ha tante (forse). Le lascerei a voi ma non resisto a buttarne lì almeno a un paio:
1)  Un gesto vale più di mille parole. All’epoca di Kluge Hans ancora non era chiaro, ma ormai si è compreso che non sono solo le parole o i gesti volontari a permetterci di comunicare con il resto del mondo e influenzare chi ci sta attorno. Il nostro corpo “parla” anche con gesti e posture che sfuggono al nostro controllo. Nel leggere questi messaggi, alcuni animali (e certi studenti durante un’interrogazione) hanno sensibilità che gli umani non hanno. In effetti tutti noi, spesso senza rendercene conto, reagiamo al linguaggio del corpo di chi ci è davanti. Non conta tanto quello che uno dice ma come lo dice, e cosa fa mentre lo dice. È un fatto che cerco di tenere presente, considerato che, per almeno 18 ore alla settimana, sto davanti a gruppi di una ventina di persone e tento di comunicare con loro (va bene, non sto sempre davanti ma ci siamo capiti). Qui vale pena di accennare al fatto che la regola vale anche nel verso opposto: anche gli studenti parlano senza parlare (presi una ventina per volta o singolarmente).
2)  Non è tutto oro quello che luccica. È molto semplice farsi imbrogliare da quello che si vede e il mondo è stracolmo di credenze infondate, non tutte diffuse con malafede (ma alcune sì). “Tutti sanno che è così” oppure “Si è sempre fatto in questo modo” o ancora “Si vede chiaramente” e perfino “C’è scritto nel libro” non sono buone spiegazioni. Il dubbio è un valore da coltivare. E, per quanto riesco a vedere, l’indagine scientifica acuta e rigorosa è ancora lo strumento migliore per scoprire la realtà.